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ABBIAMO ATTESO “JUNO” IN ATTESA

Abbiamo atteso con molta curiosità il film “JUNO”, arrivato nelle nostre sale cinematografiche lo scorso autunno, campione d’incassi in America, candidato agli Oscar, e mi ha dato l’occasione per esprimere il mio pensiero sulla maternità. Infatti, il film  racconta la storia di una adolescente in dolce attesa, rimasta in cinta per eccessiva leggerezza ed inesperienza nell’affrontare e gestire la propria sessualità, la quale con la stessa leggerezza rifiuta l’aborto, pur avendolo seriamente preso in considerazione, forse per amore, forse per incoscienza e forse per un improvviso senso di responsabilità dominato dall’istinto materno, che inevitabilmente assale tutte le donne, che realizzano la propria straordinaria condizione.

Il film scorre in modo avvincente con il sovrapporsi di emozioni varie, molto forti che ti fanno passare dal riso al pianto senza accorgersene.

Nel film si delinea il profilo dell’adolescente Juno, rimasta incinta, in netto contrasto con il prototipo dell’adolescente contemporaneo, costruito per fare sport, per consumare tecnologia ed immagini, per fidanzarsi su internet, per comunicare con gli sms privi di poesia e di romanticismo, ma fatti di essenzialità, di ormone e cinismo indolenti, con un modo di essere che non sembra contenere desideri, ambizioni, speranza.

Mi sento molto vicina a Juno, come femmina, come donna e come madre, in realtà tutti sinonimi, infatti, ci ribelliamo: io non femminista, della generazione post-sessantottina; lei anticonformista, della generazione di fanciulle veline e da reality-show, perché non vogliamo essere espropriate del valore della femminilità e della maternità insito in esso, perché divenga uno slogan di costume, uno slogan ideologico, un simbolo generazionale di emancipazione, quanto meno un partito.

Femmina si nasce, è un dono genetico, è un modo di essere, è un modo di percepire la diversità che ci batte dentro che plasma il divenire di donna, il sentirsi madre in un potente mix di natura e cultura, talvolta inconsapevole nel quale germoglia e prorompe il vero potere femminile, sull’ambigua immaturità maschile, che nessuna legge potrà ingabbiare e/o gestire.

Sabrina Bertuccelli.

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