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Commento del nostro Presidente sul recente documento della SIP

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Presidenza Nazionale
Via Carlo Bartolomeo Piazza, 30 –
00161 Roma

 

 Prot. n° 1420 Roma, 24 luglio 2009

 

 Ai Segretari Provinciali

Ai Segretari Regionali

Ai Membri del Comitato Centrale

Ai Membri del Collegio dei Probiviri

Ai Membri del Collegio dei Revisori dei Conti

                                Ai Responsabili di Incarichi Speciali

Al Coordinatore della Consulta dei Regionali

 

E p.c.                                        Al Presidente SIP

Prof. Pasquale Di Pietro

 

Ai Consiglieri SIP

Dr.ssa Maria Grazia Sapia

Dott. Antonio Palma

 LORO SEDI

 

Oggetto: Documento SIP

 

 

 

     Lo Statuto nazionale della Società Italiana di Pediatria, all’articolo 3, recita: “La SIP non ha scopo di lucro né diretto né indiretto, né svolge alcuna attività di tutela sindacale dei suoi associati in modo diretto o indiretto. La SIP non esercita attività imprenditoriali, né partecipa ad esse, fatta eccezione delle iniziative necessarie alle attività di formazione continua.

     La SIP persegue i seguenti obiettivi:

promuovere la ricerca e la divulgazione scientifica in campo pediatrico

tutelare la salute fisica e mentale del neonato, del bambino e dell’adolescente

difendere i diritti del neonato, del bambino e dell’adolescente nella società

difendere l’integrità della Pediatria come insegnamento e come metodologia assistenziale”.

 

E, del resto, anche lo stesso Decreto ministeriale del 31 maggio 2004, di individuazione dei requisiti per essere annoverate presso lo stesso Ministero, allora della Sanità, in qualità di società scientifiche non solo non prevede mai che tali soggetti debbano svolgere attività di rappresentatività degli interessi della categoria (né di tipo organizzativo dell’assistenza, né di tipo erogativo delle prestazioni) ma ne fa espresso divieto.

 

Tutto ciò ha una ratio precisa che è rinvenibile nel fatto che, nel nostro Paese, sia le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria, sia i professionisti deputati, sia i
soggetti riconosciuti a trattare l’intera materia, sono previsti, disciplinati e individuati ex lege, e non risulta che tra questi appaiano le società scientifiche che hanno da svolgere tutt’altri compiti.

 

Questa doverosa premessa, per mettere a fuoco il proscenio in cui ci muoviamo tutti che, peraltro, rappresenta anche la mia personale chiave di lettura del documento intitolato “Principali criticità da affrontare per una più efficace assistenza sanitaria ai soggetti in età evolutiva: proposte della SIP”. (Pubblicato sul Sole 24 Ore Sanità di cui vi allego il testo)

 

Orbene, partendo dall’ottica di cui sopra, sarebbe perlomeno singolare questa “invasione di campo” della SIP in un ambito prettamente sindacale e che nulla ha a che fare con il ruolo e i compiti primari che, anche lo stesso Statuto SIP, affida a detta società. Non a caso, però ho utilizzato il condizionale (sarebbe) perché, di fatto, questi tentativi di entrata a gamba tesa, soprattutto nei confronti della pediatria del territorio, non sono nuovi in ambito SIP, tanto che iniziamo francamente a chiederci se sia ancora il caso che una società, così “ostile” alla nostra categoria ci debba vedere al suo interno, magari solo per darle modo di parlare di noi a qualche titolo.

 

Chiarisco subito: la risposta è Si! Dobbiamo esserci, noi crediamo in una nostra (dei pediatri) società scientifica, ma non a qualsiasi costo. Ribadisco questa mia convinzione positiva, anche perché sono convinto che le anomalie non dipendono dalla SIP in quanto tale ma da un modo anomalo di interpretarne il ruolo e utilizzarne i mezzi, ma questo come sappiamo, attiene agli uomini, non alle strutture. E gli uomini, per disgrazia o per fortuna, cambiano!

 

Non voglio, almeno per ora e in questa sede, discutere il merito del documento (peraltro di poco spessore, senza nessuna novità e, anzi, con analisi superate dai fatti e dai nuovi modelli organizzativo – erogatori). Consiglio, semmai, agli estensori di andarsi a leggere quanto scrive in materia la stessa Corte dei Conti sui nuovi modelli adottati attraverso l’ultima Convenzione nazionale ritenuti di assoluto livello per ottimizzare l’assistenza pediatrica.

 

Sono convinto che, questa caduta di stile si sarebbe potuta e dovuta evitare e, del resto, anche se in modo postumo, ne sono rimasti convinti anche gli stessi estensori, almeno a parole che però sono rimaste nel testo di un fitto confronto epistolare, con il sottoscritto, via e-mail.

 

Rigetto totalmente i contenuti affrettati e superficiali riguardanti la categoria dei pediatri di famiglia e sottolineo che, rappresenterò anche in ambito ministeriale, il disagio della FIMP a sedersi intorno a un tavolo per le cure primarie con soggetti non istituzionalmente preposti.

 

            L’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

 

F.I.M.P. – Federazione Italiana Medici Pediatri

IL PRESIDENTE NAZIONALE

Dott. Giuseppe Mele

 

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