segreteriafimpsicilia@gmail.com

LA SANITA’ IN SICILIA: COMMENTI

se parliamo della storia di un popolo e di una regione, non possiamo che non parlare di Sanità. La sanità è una ottima cartina al tornasole per misurare con assoluta certezza la civiltà, la cultura della politica e la politica delle soluzioni di quel popolo e di quella regione. Chi si occupa di sanità, quella sul campo e a contatto con l’ammalato, ha la possibilità di guardare tutto da uno osservatorio privilegiato, ma è portato a credere che sia utile e sufficiente compiere il proprio dovere deontologico di presa in carico della salute dei propri assistiti, con l’esperienza si capisce che ciò non basta, diviene parimenti importante l’obbligo di proporre soluzioni ai problemi sempre emergenti che scaturiscono dai bisogni di salute dei cittadini e il dovere di dare a questi delle risposte appropriate, pertanto, diviene indispensabile guardare ad essi da altre angolature. Questa coscienza si fa sempre più incalzante quando ci si accosta alla politica, quel luogo che ha proprio il nobile ruolo di accogliere le istanze, attraverso l’ascolto e di ricercare le soluzioni, attraverso le azioni e gli interventi.

 

Partendo da tali principi si possono sollevare alcune annose problematiche che affliggono la Sanità in Sicilia, soprattutto negli ultimi 50 anni, che rappresentano, quindi, non solo un significativo pezzo di storia nell’evoluzione del modo di gestire la Sanità, ma rappresentano, altresì, uno specchio fedele dell’evoluzione culturale e politica della Nostra regione.

Pertanto non si può che non parlare dei casi di malasanità che nella Nostra Sicilia sono divenuti troppi, anche per un Paese in via di sviluppo e dovrebbero far scattare una reazione equivalente anche in un popolo paziente come quello siciliano.

Le iniziative politiche, parlamentari condotte dal governo nazionale non sono corrispondenti alla gravità della situazione, le iniziative dell’attuale Governo Siciliano sono significative, hanno generato molta conflittualità politica, ma ancora stentano a decollare.


Oggi più che mai, in questo gran marasma, il cittadino si sente solo ed indifeso, mentre si annunciano nuovi tagli allo stato sociale e si allentano i vincoli della convivenza solidale. Nei nuovi scenari politici si vanno snaturando il principio della solidarietà e della sussidiarietà e si rischia d’incrinare, sempre di più, la fiducia dei cittadini nella sanità pubblica e quindi d’indurli a riprendere la via dei viaggi della speranza verso il Nord, con costi per tutta la comunità non sostenibili.


Sulla sanità siciliana bisogna, finalmente, parlare chiaro e agire di conseguenza, ognuno per la parte di responsabilità che gli compete.

Anno dopo anno, le cosiddette “aziende ospedaliere” sono state trasformate in macchine idrovore di spesa pubblica dove, prima che alla cura, si pensa alle forniture, alle carriere, ai posti di lavoro e quant’altro, magari in combutta con settori della criminalità organizzata.


A leggere il bilancio della Regione e quelli assai magri dei cittadini, la sanità in Sicilia, pubblica e privata, è stato, per certi versi, un grande business.

Ma in Sicilia pur avendo strutture d’eccellenza, non si riesce ad assicurare la normale routine.

Se parlare di sanità in Sicilia, si rischia paradossalmente, proprio per quello che fin qui è stato detto, di cadere in una serie di luoghi comuni, ma d’altro canto però le cliniche sono come ospedali pubblici finanziati dal governo regionale. La Sicilia ha 1800 ospedali privati, più di tutto il resto dell’Italia. I costi per la sanità sono di 8 miliardi di euro all’anno e rappresentano la metà dell’intero budget regionale. La sanità siciliana è la più cara d’Italia. Siamo l’isola dei paradossi: la Sicilia, con otto miliardi di euro, è ai primi posti in Italia per la spesa sanitaria, ma è anche la prima regione per i viaggi della speranza. Nel 2003, ultimo dato disponibile, i ricoveri extra-regione sono stati 343.016 a fronte di 1.308.543 ricoveri nelle strutture regionali. Tradotto in percentuale, questo significa che il 20% dei ricoveri è avvenuto fuori dalla Sicilia, ma a spese della Regione. Allo stesso tempo, la Sicilia mantiene convenzioni con 1826 ambulatori e 55 istituti privati di cura. Le ASL nascono ed esistono perché assolvano in modo capillare ed efficiente ai servizi sanitari nel territorio, ma paradossalmente concedono le convenzioni ai privati, concentrati, oltretutto, nelle aree di maggior profitto, con il risultato che interi pezzi di Sicilia non hanno alcun servizio, tutto ciò perché con c’è nessun coordinamento e nessun controllo. Con l’attuale Assessore attraverso i suoi primi atti, pur con tutta una serie di ostacoli, si sta registrando una concreta controtendenza virtuosa. Ma ancora in Sicilia non è efiicacemente operativo l’Osservatorio Epidemiologico, strumento fondamentale che permettere di conoscere lo stato di salute del territorio e quindi di programmare modelli e interventi mirati. E’ necessaria una autorevole cabina di regia degli interventi sanitari e della distribuzione territoriale delle specialità e delle risorse, secondo esigenze reali. Per cui se oggi un nostro conterraneo ha bisogno di un trapianto multiorgano, può disporre del centro di eccellenza ISMET, ma per le patologie più semplici rischia di non trovare competenze adeguate.

Pur attraverso una serie di lodevoli iniziative dell’attuale Governo, con l’energica ed efficiente azione dell’attuale Assessore alla Sanità, il Controllo di Gestione sulla spesa sanitaria ancora non sembra essere sotto garanzia, l’unico strumento che permette di analizzare i flussi di spesa e correggere eventuali anomalie. La spesa farmaceutica continua ad essere fuori controllo e non viene adeguatamente monitorata.

Tutta la rete ospedaliera in Sicilia deve offrire 20.000 posti letto, di questi, 6.000 vanno alle cinquantacinque cliniche private, e costituiscono fonte di altissimo reddito. In questo campo però si cominciano a registrare i primi segnali virtuosi di disciplina e di contenimento, anche perché i 6.000 posti letto della sanità privata, che sono stati già decisamente tagliati, costavano circa 400 milioni di euro solo per rimborsi dei DRG (Diagnosed related groups). Ma come è noto, nessuna clinica privata è dotata di pronto soccorso, rianimazione o reparti di malattie infettive
, che essendo ad alto costo di gestione e quindi poco remunerative, sono tutte appannaggio della sanità pubblica. Così, mentre gli ospedali pubblici devono ricoverare i casi più disparati che gli arrivano dai propri pronto soccorso, le case di cura private decidono chi e quando ricoverare.

Insomma, con una spesa intorno agli otto miliardi e con circa 60.000 occupati, la sanità è la prima industria della Sicilia. 

 

Per quanto riguarda gli interventi chirurgici programmati, permangono lunghissimi i tempi per l’intervento di cataratta (sino a 1 anno), ma ci si può trovare ad affrontare una lista di attesa di più di 4 mesi per una visita ortopedica, di più di 3 per un intervento al ginocchio e di 6 per un intervento all’alluce, o ancora possono attendersi anche più di 2 mesi per una fluorangiografia. E’ inoltre inaccettabile che le Aziende ospedaliere non eroghino prestazioni agli esterni se non con tempi lunghissimi di attesa, mentre in intramoenia l’attesa è quasi pari a zero.

 

Governare la Sanità vuol dire investire sulla medicina territoriale ma anche chiudere gli ospedali quando non servono.

I dati del disavanzo del sistema sanitario regionale sono ancora disastrosi a ciascun siciliano l’assistenza sanitaria costa 1514 euro l’anno.

 

Per risanare la sanità regionale è necessario:

  1. istituire una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sull’efficienza del sistema sanitario e sulle cause dello sforamento della spesa;
  2. determinare la riconversione della rete delle imprese ospedaliere;
  3. favorire una più capillare integrazione socio sanitaria per consentire una tutela della popolazione;
  4. sostenere un abbattimento delle liste d’attesa e di investimenti nell’area della prevenzione e dell’educazione sanitaria.

Per effetto del Piano di rientro la Sicilia accede ai fondi previsti per le Regioni in deficit che ammontano a 150 milioni di euro per il 2006 e a 140 milioni per il 2007.

Essendosi messa in regola con la normativa nazionale, la Sicilia e potrà essere ammessa ad ulteriori risorse (210 milioni di euro) previste a sostegno dei sistemi sanitari regionali. Inoltre, si sbloccano fondi il conto capitale (investimento edilizio e rinnovo tecnologico) per 240 milioni di euro.

Bisogna però ammettere che il nostro sistema sanitario ha straordinarie potenzialità, ma che si muove tra pesantissime contraddizioni.

 

Pertanto per una sanità siciliana più sana è necessario che:

1.      la sanità torni a rivestire un ruolo centrale NELL’AGENDA POLITICA, se la politica vuole tornare a occuparsi dei problemi che stanno a cuore ai cittadini.

2.      Il malato torni al centro del servizio sanitario favorendo l’accesso rapido ai percorsi diagnostici, senza interminabili liste d’attesa.

3.      Sia varato un programma di informazione sui diritti del paziente e dei suoi familiari.

4.      Sia posta in essere u
na razionalizzazione sostenibile, ovvero con un rapporto tra domanda di cure e offerta di prestazioni che risponda al criterio dei minimi standard di qualità, evitando i doppioni e il mantenimento di strutture sottoutilizzate, inutili e costose, riequilibrando il rapporto tra coloro che operano dietro le scrivanie e quanti lavorano realmente a contatto con gli ammalati.

5.      Si tenda all’eccellenza per fermare i «viaggi della speranza» dei siciliani verso le strutture sanitarie del Nord, viaggi che tanto gravano sulle casse della sanità regionale.

6.      Si restituisca valore alla meritocrazia e non alla clientela, ovvero che i processi di assunzione e di carriera si basino su criteri oggettivi, che premino esclusivamente coloro che rispondono a modelli professionali di competenza e di impegno, con la politica contenuta solo nel ruolo di individuazione delle linee strategiche e di indirizzo.

7.      I processi sanitari rispondano a criteri di aziendalizzazione e con tali criteri dovrà essere composto il vertice delle aziende sanitarie ed ospedaliere, con un vero consiglio d’amministrazione e un forte «governo clinico». Ponendo fine all’eterno e dannoso conflitto tra dirigenti da una parte e medici dall’altra.

8.      Ci siano maggiori controlli attraverso regole certe e trasparenti, da cui debbano discendere altrettanti provvedimenti sia di elogio ma soprattutto di sanzioni, ciò al fine di creare una competitività seria, leale e virtuosa tra pubblico e privato.

 

In questo realistico scenario di speranze deluse, di opportunità mancate anche in tema di salute che c’è, la salute che manca: tra Nord e Sud si sempre più aperto il baratro. Il quadro che emerge evidenzia un gradiente negativo Nord-Sud con un tendenziale peggioramento della situazione della salute dei cittadini residenti man mano che si procede verso le regioni meridionali. Appare evidente, pertanto, che il superamento dei divari, divenuti eccessivi ed insostenibili, tra il Sud del Paese e il Centro-Nord sia da collocare tra le priorità costanti dell’agenda politica.

Add Comment